lunedì 17 novembre 2008

Senza parole.

INDIA : E' entrata nell'orbita lunare la prima missione indiana verso il satellite della Terra.



INDIA : ponte crollato .
Doveva essere inaugurato a giorni il ponte di Bandi Urim, nel Kashmir.
Invece è improvvisamente crollato, trascinando con sé parecchi operai.
Si contano 5 morti e 18 dispersi nelle acque vorticose del fiume himalayano.










venerdì 14 novembre 2008

RUSCONI GIOVANNI Vescovo di Parma, sesta ed ultima parte.


Nell’anno 1400 il Rusconi unì al monastero di San Quintino la chiesa di San Damiano al di qua dell’Enza.
Il 21 giugno 1401 investì Giulino Talione di diverse terre poste nel territorio di Boretto, nella giurisdizione di Brescello, già tenute in feudo da Antonio Talione.
Nello stesso anno Gian Galeazzo Visconti impose al clero di Parma una taglia di 4800 fiorini e al Rusconi di 10300 fiorini.
Il 30 agosto di quell’anno il Rusconi privò della voce attiva e passiva, nell’elezione della loro badessa, le monache di San Quintino, perché discordi: una parte pretendeva nominare Todeschina Bianchi e l’altra Asina Mazzi.
Simonino da Parma, sindaco e procuratore del Rusconi, ricorse a Gasparo Grassi, commissario e delegato del Duca di Milano e vicario e luogotenente di Antonio Ubaldini, podestà di Parma, per ottenere l’immunità del Mezzano del Vescovo: la sentenza, favorevole al Rusconi, è del 28 giugno 1402.
Il 14 marzo 1404 i procuratori del Rusconi fecero una locazione di acque irrigatorie defluenti dal canale della villa di Santa Maria del Piano al Comune di Mamiano, con l’obbligo di pagare un canone di una libbra di cera bianca nel giorno dell’Assunta.
Nel 1406 fu vicario del Rusconi il canonico Ravacaldi. I
l Rusconi il 27 ottobre 1410 si rivolse a Michele Steno, doge di Venezia, lamentandosi di essere stato spogliato di certe sue terre. Lo Steno il 16 novembre dello stesso anno ordinò al podestà e capitano di guerra Delfino Veniero che fossero restituite alcune terre poste nei luoghi di Boretto e di Castelgualtieri, nella giurisdizione di Brescello, appartenenti alla Mensa vescovile e occupate da Attone.
Nel 1412 fu vicario del Rusconi Simone da Enza, il quale teneva le udienze in Capella Sancti Vicinii audientiae praefati D.ni Vicarii contigua Majori Ecclesiae Parmensi.

Dopo la sua morte, il corpo del Rusconi fu per più giorni esposto nella cappella di Sant’Agata, ove era solito radunarsi il Capitolo dei canonici, prima di essere tumulata nella cappella che, ancora vivente, si era fatto erigere e decorare di affreschi.
La cappella che ne accolse la salma andò soggetta a varie peripezie e deturpazioni.
Sulla parete a ovest è rappresentata la Madonna con aureola dorata, seduta, col Bambino nudo in grembo, sopra un seggio ricchissimo di stile gotico, con guglie, nicchie e statuine.
A destra della vergine è rappresentato il Rusconi (che fu vescovo per trentadue anni) in abito pontificale rosso, cappa d’ermellino e mitra bianca, riccamente ornata, col pastorale tra le mani, presentato da San Giovanni Apostolo alla Vergine.
Alla sinistra San Giovanni Battista con manto rosso e una lunga pelliccia, che tiene in una mano una fettuccia col motto Ecce vox clamantis in deserto parate.
Nel fregio, che sta sopra nei piccoli tondi, sono raffigurati giovani e adulti. Nelle pareti laterali sono alcuni busti di profeti, patriarchi e re dell’antico Testamento, tra i quali bellissimo è quello di Roboamo.
Il monumento sepolcrale alla metà del secolo XVII andò distrutto.
Rimane solo l’epitaffio con lo stemma incastonato nel muro a fianco della scala.
L’iscrizione è in versi esametri, con caratteri gotici:
religionis hono procerum decus inclitus heros urbis Cumane Ruschorum quem tulit ortu alma tribus rutilo quo flamine leta Iohanes aurea Parma deum sanctos adolevit honores hic situs est aram hanc hos celibes que penates instituit sua mens sic gazophilata sub annis mille quatercentum bissex super astra recessit corpus in occasu septembris et alma relinquit.

Lo stemma è tripartito di rosso a tre bande d’argento,
caricato al leone di rosso accosciato e coronato d’oro,
avente ai lati un rusco formato di tre chiodi intrecciati,
sopracaricato da mitra nel mezzo e ai lati dal pastorale e da due chiavi.

FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 232-233; N. Pelicelli, Vescovi della Chiesa parmense, 1936, 319-327; V. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940,

mercoledì 12 novembre 2008

Ci prendono per i fondelli....

Clicca l'immagine, l'ingrandisci, leggi...e t'incavoli di brutto!!


I costi della politica



Le uscite nel 2008 sono salite di 13 milioni.
Colpa dei nuovi vitalizi
A partire dal costo delle agendine: 260.000 euro.

= Mezzo miliardo di lire. ……Per dei taccuini personalizzati.
Più di quanto costerebbero di stipendio lordo annuo dodici poliziotti da assumere e mandare nelle aree a rischio.
Il doppio, il triplo o addirittura il quadruplo di quanto riesce a stanziare mediamente per ogni ricerca sulla leucemia infantile la Città della Speranza di Padova, la struttura che opera grazie a offerte private senza il becco di un quattrino pubblico e ospita la banca dati italiana dei bambini malati di tumore.
Certe spese non sono facilmente comprensibili per un cittadino comune:
· 19.080 euro in sei mesi per noleggiare piante ornamentali,
· 8.200 euro per «calze e collant di servizio» (in soli tre mesi),
· 56.000 per «camicie di servizio » (sei mesi),
· 16.200 euro per «fornitura vestiario di servizio per motociclisti ».
Ma soprattutto dei nuovi vitalizi ai 57 membri non rieletti e dei 7.251.000 euro scuciti per pagare gli «assegni di solidarietà» ai senatori rimasti senza seggio.
Come Clemente Mastella.
Il cui «assegno di reinserimento nella vita sociale» (manco fosse un carcerato dimesso dalle patrie galere) scandalizzò anche Famiglia Cristiana che gli chiese di rinunciare a quei 307.328 euro e di darli in beneficenza.
Sì, ciao: «La somma spetta per legge a tutti gli ex parlamentari». Fine.
Grazie alle vecchie regole, il «reinserimento nella vita sociale» di Armando Cossutta è costato 345.600 euro, quello di Alfredo Biondi 278.516, quello di Francesco D'Onofrio 240.100.
Un pedaggio pagato, ovviamente, anche dalla Camera.
Dove Angelo Sanza, per fare un esempio, ha trovato motivo di consolazione per l'addio a Montecitorio in un accredito bancario di 337.068 euro.
Più una pensione mensile di 9.947 euro per dieci legislature.
Pari a mezzo secolo di attività parlamentare.
Teorici, si capisce: grazie alle continue elezioni anticipate, in realtà, di anni «onorevoli » ne aveva fatti quattordici di meno.
Stesso dono ricevuto anche da larga parte dei neo-pensionati che erano entrati in Parlamento prima della riforma del 1997 e come abbiamo visto si erano tirati dietro il privilegio di versare con modica spesa i contributi pensionistici anche degli anni saltati per l'interruzione della legislatura.
Come il verde Alfonso Pecoraro Scanio, andato a riposo a 49 anni appena compiuti con gli 8.836 euro al mese che spettano a chi ha fatto 5 legislature pur essendo stato eletto solo nel 1992: 16 anni invece di 25.
Oppure il democratico Rino Piscitello: 7.958 euro per quattro legislature nonostante non sia rimasto alla Camera 20 anni ma solo 14.
Esattamente come il forzista Antonio Martusciello.
Che però, con i suoi 46 anni, non solo ha messo a segno il record dei baby pensionati di questa tornata ma ha trovato subito una «paghetta» supplementare come presidente del consiglio di amministrazione della Mistral Air: la compagnia aerea delle Poste italiane.
Confronti scandalosi:
Ma negli altri paesi?
La California che da sola ha il settimo Pil mondiale, lo stesso Arnold Schwarzenegger prende (e restituisce: «Sono già ricco») 162.598 euro lordi e cioè meno di un consigliere regionale abruzzese.
Se è vero che non saranno le agendine o i menu da dieci euro a portare alla rovina lo Stato italiano, è altrettanto vero però che non saranno le sforbiciatine date dopo il deflagare delle polemiche a raddrizzare i bilanci d'un sistema mostruosamente costoso.

Ma a Palazzo Madama hanno soppresso del privilegio del barbiere gratuito e l'avvio di un nuovo tariffario (quasi) di mercato:
taglio 15 euro,
taglio con shampoo 18,
barba 8,
frizione 6...
E così la cancellazione del finanziamento di 200.000 euro per i corsi di inglese che non frequentava nessuno. E tante altre cosette ancora.

Meditate gente, meditate!!!


Libera sintesi di un brano tratto da «La Casta», nuova edizione aggiornata

Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella

Vergogna!!!!

E noi li paghiamo!!!!

venerdì 7 novembre 2008

RUSCONI GIOVANNI Vescovo di Parma ( 5).

Il 16 agosto 1393 dal Rusconi fu assolto Ilario da Beccaria, beneficiato della chiesa di San Donnino, per un giuramento falso fatto in una causa vertente tra lui e Giovanni da Cornazzano.
Bonifacio Lupi, marchese di Soragna, stralciò (suo codicillo del 1° novembre 1388) dalle possessioni lasciate in eredità a Ugolotto Lupi suo nipote, 50 biolche di terra, che legò alla badessa e monache di San Paolo, con l’obbligo di dare, annualmente e in perpetuo, 20 lire ai Frati minori di San Francesco del Prato per celebrare ogni anno un anniversario con Messa nel giorno della morte di suo padre nella cappella dei Lupi e di provvedere l’altare dei paramenti necessari. Legarda Biancardi, badessa del monastero, e le monache rinunciarono al legato.
Il Rusconi cedette allora il lascito alla badessa e monache di Santa Chiara, le quali lo accettarono per mezzo del loro procuratore promettendo di adempierlo per l’avvenire e in perpetuo.
Il decreto del Rusconi fu rogato da Filippo da Fossio, cancelliere della Curia, il 28 gennaio 1394.
Dal 1394 al 1398 fu vicario generale del Rusconi, tanto in spiritualibus quanto in temporalibus, Gregorio Berenghi, canonico di Reggio.

Il Rusconi il 15 maggio 1395 nominò Antonio di Vedriano, prete parmigiano, rettore della chiesa curata di San Nicolò di Cavriago.
Poiché una grave controversia era sorta tra l’Opera parrocchiale della Cattedrale di Parma e il Comune di Borgo San Donnino, la lite fu portata dinanzi al Rusconi.
Lo stesso Duca di Milano si fece mediatore, esortando il Rusconi e i borghigiani ad accordarsi pacificamente.
Ma il Rusconi pronunciò una sentenza contro i Borghigiani, i quali però mandarono a Pavia nell’ottobre 1396 ambasciatori al Duca per protestare contro tale giudicato. Si ignora l’esito dell’ambasceria.
Il 1° agosto 1397 il rusconi nominò Giovanni dei Ferrari suo podestà di Corniana, con il salario, emolumenti, onori e oneri inerenti.
La compagnia dei Bianchi o della Misericordia, istituita da Enrico II di Castiglia e approvata da papa Giovanni XXII, che andava recitando orazioni e cantando lo Stabat Mater, passò da Parma il 4 agosto 1399 e vi si associarono 3552 Parmigiani: il Rusconi, con tutto il clero, fece parte della comitiva.
Nel 1392 Bartolomeo Fredulfi fu sindaco e procuratore del Rusconi.
Il 1° agosto 1397 il rusconi diede la patente della podesteria a Giovanni Pienazza. Il 25 settembre 1399 ottenne una sentenza in suo favore per la libertà dei Mezzani del Vescovo, dichiarata interamente e integralmente sotto la giurisdizione del vescovo di Parma.
Nello stesso anno, Della Noce, delegato dal Duca di Milano, sentenziò che gli uomini del Mezzano non erano tenuti ad alcun carico reale e personale, né misto, ma che erano sottoposti alla giurisdizione del vescovo di Parma.
(Continua)

Ricordi (23)


Zuppa inglese …come la faceva la mamma.
(Nel modo in cui è scritta nel suo ricettario)

Ingredienti


Alchermes
Rhum o rosolio, a scelta
Crema pasticcera
Cacao in polvere
Panna montata
Savoiardi teneri ( 18 tagliati in tre parti )

Esecuzione


Ad una parte di crema unite la polvere di cacao.
Foderate lo stampo con i savoiardi che prima avrete passato velocemente nel liquore
( alchermes +rhum).
Fate un primo strato di crema, poi mettete i savoiardi e un altro strato di crema al cacao.
Ancora i savoiardi, uno strato di panna montata e chiudete con i savoiardi.
Fate tutto il giorno prima, lasciate in frigorifero fino all’ultimo.


Note


Il nome Alchermes deriva dal colorante che lo rende rosso, la cocciniglia, importata dagli arabi e chiamata
al quermez in lingua araba.
Il rosolio (infuso di fiori) e l’alchermes sono liquori di origine medioevale.
Nonostante il nome, la paternità di questo ottimo dolce è tutta italiana, precisamente emiliana. Anche se pare che sia di lontana derivazione elisabettiana: infatti, anche se non esiste in questa forma nella cucina anglosassone, ricorda vagamente la preparazione del trifle, il tipico dolce al cucchiaio inglese.
Un altro paragone che nasce spontaneo è quello con il tiramisù, altra gloria nazionale italiana.
L’origine della zuppa inglese pare risalga alla corte de' Medici nel Rinascimento.
Allora sembra che questa golosissima zuppa fosse particolarmente gradita dagli inglesi che già nel 1400 amavano risiedere in Toscana, e quel nome gli è rimasto fino ai giorni nostri
Appare poi nella zona di Bologna, Forlì, Ferrara e Reggio Emilia nell'Ottocento, a base di pan di Spagna, imbevuto in liquori quali l'alchermes e il rosolio, crema pasticcera.

Questa è l’ultima ricetta dei miei ricordi di Natale nella tradizione culinaria della mia famiglia.

La bella tradizione dei pranzi di Natale con la famiglia riunita è
purtroppo finita!
Tutto passa…ma questi ricordi mi mi sono rimasti nella mente e nel cuore.

Ricordi (22)



Insalata russa …come la faceva la mamma.
(Nel modo in cui è scritta nel suo ricettario)

Ingredienti

Patate
Pisellini
Cavolfiore
Carota gialla
Carota rossa
Capperi
Cetriolini
Filetti d’acciughe
Peperone rosso
Uova sode
Maionese ( fatta in casa!)
Sale e pepe
Un poco d’aceto.

Esecuzione

Lessate le patate, il cavolfiore e le carote gialle.
Quando tutto è freddo tagliate a dadini e aggiungete la carota rossa, i pisellini, i filetti d’acciuga, pepe, sale , olio d’oliva e un poco ( proprio poco) d’aceto.
Aggiungete una parte di maionese e mescolate.
Mettete in un piatto ovale da portata uniformando il composto, coprite con altra maionese e guarnite con listarelle di carota, peperone, cetriolini, capperi e fettine d’uovo sodo.
Conservate al freddo coperto con la pellicola.


Note
La versione originale (nata alla metà del XIX secolo nelle cucine di uno dei più importanti ristoranti di Mosca) comprendeva anche della carne fredda, lingua fredda, salsiccia, prosciutto, tartufo ed era decorata con capperi e filetti d'acciuga.
La versione originale fu creata da Lucien Olivier nelle cucine del ristorante Hermitage della capitale russa e divenne molto presto popolare tra i clienti abituali del locale e probabilmente si trasformò nel suo piatto simbolo: la sua ricetta era talmente importante da essere tenuta addirittura segreta, e ancor più quella del condimento ( ma il tutto dipendeva dalla stagione e da ciò che poteva offrire il mercato).

mercoledì 5 novembre 2008

Il cambiamento è finalmente arrivato!

(AGI) - Chicago, 5 nov. -
"Il cambiamento per gli Stati Uniti e' arrivato".
Barack Obama sfrutta la parola chiave dalla sua campagna elettorale, 'abbiamo bisogno del cambiamento' e parlando subito dopo la vittoria elettorale annuncia che
il cambiamento e' finalmente arrivato.
La giornata di oggi dimostra che "gli Stati Uniti sono il posto dove tutto e' possibile".
Cosi' Obama, parlando dal palco del Grant park di Chicago, ha cominciato il suo discorso subito dopo la vittoria elettorale.
"Il cammino davanti a noi sara' duro", ha proseguito Obama, e per questo ci "sara' bisogno di stare uniti" contro le avversita'.
Clicca l'immagine per ingrandirla

domenica 2 novembre 2008

Rusconi Giovanni vescovo di Parma.(4)


Il 24 novembre 1388 fu pronunciata a Pavia una sentenza favorevole al Rusconi contro Giovanni Ghibani, appaltatore parmigiano delle gabelle del vino in Parma, il quale pretendeva che i sudditi del Vescovo non fossero esenti dal dazio della imbottatura.
Il giudice dei dazi gli aveva già dato sentenza favorevole e il Rusconi si era poi appellato a Gian Galeazzo Visconti, producendo i suoi privilegi antichi.
Il Duca commise l’esame della controversia al dottore Giovanni Omodei, il quale diede sentenza favorevole al Rusconi.
I comuni e i luoghi soggetti al Vescovo, dichiarati immuni dal predetto dazio, furono i seguenti:
Communia et homines Montis Curiae Raygusii, loci de montibus, loci de Gramatica, loci de Raygusii, loci de Casarolo, loci de Tichiano, loci de Laneta, de Valceca, loci de Nerone, loci de Lugagnano, loci de Vezatica, et loci de Treflumine omnium locorum praefati D. Episcopi.

Il 5 giugno 1389 ebbe una investitura feudale dal Rusconi Guglielmo della Mazza (24 biolche poste nel territorio di Gualtieri).
Altra sentenza del 19 maggio 1390 venne promulgata dal referendario del Duca di Milano, con la quale il rusconi e il clero furono riconosciuti esenti da qualsiasi tassa, come per il passato.
Frate Musio da Beccaria, precettore delle case e della chiesa di San Giovanni Gerosolimitano di Parma, il 6 dicembre 1392 ottenne licenza dal Rusconi di consacrare nell’oratorio già costruito, che si disse dello Steccato, un altare dedicato a San Giovanni Battista decollato, con l’onere di pagare due libbre di cera al monastero di sant’alessandro.
(continua)

Due Novembre...Memento homine!


'A livella

Ogn'anno, il due novembre, c'é l'usanza per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza; ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno, puntualmente, in questo giorno, di questa triste e mesta ricorrenza, anch'io ci vado, e con dei fiori adorno il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
St'anno m'é capitato 'navventura...dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo, e che paura!, ma po' facette un'anema e curaggio.
'O fatto è chisto, statemi a sentire:s 'avvicinava ll'ora d'à chiusura: io, tomo tomo, stavo per uscire buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese signore di Rovigo e di Belluno ardimentoso eroe di mille imprese morto l'11 maggio del'31
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto......sotto 'na croce fatta 'e lampadine;t re mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto: cannele, cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signorence stava 'n 'ata tomba piccerella, abbandunata, senza manco un fiore; pe' segno, sulamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena se liggeva:"Esposito Gennaro - netturbino": guardannola, che ppena me faceva stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava ca pur all'atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero, s'era ggià fatta quase mezanotte, e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero, muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.
Tutto a 'nu tratto, che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...Penzaje: stu fatto a me mme pare strano...Stongo scetato...dormo, o è fantasia?
Ate che fantasia; era 'o Marchese: c'o' tubbo,'a caramella e c'o' pastrano; c hill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro...'omuorto puveriello...'o scupatore.'
Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro: so' muorte e se ritirano a chest'ora?
Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo, quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto, s'avota e tomo tomo..calmo calmo, dicette a don Gennaro:
Giovanotto! Da Voi vorrei saper, vile carogna, con quale ardire e come avete osato di farvi seppellir, per mia vergogna, accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va, si,rispettata, ma Voi perdeste il senso e la misura; la Vostra salma andava, si, inumata; ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso la Vostra vicinanza puzzolente, fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso tra i vostri pari, tra la vostra gente"
"Signor Marchese, nun è colpa mia,i 'nun v'avesse fatto chistu tuorto; mia moglie è stata a ffa' sta fesseria, i' che putevo fa' si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'ossee proprio mo, obbj'...'nd'a stu mumentomme ne trasesse dinto a n'ata fossa".
"E cosa aspetti, oh turpe malcreato, che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolatoavrei già dato piglio alla violenza!"
"Famme vedé..-piglia sta violenza...'
A verità, Marché, mme so' scucciato'e te senti; e si perdo 'a pacienza, mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...
Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi, ca simmo eguale?......Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".
"Lurido porco!...Come ti permetti paragonarti a me ch'ebbi natali illustri, nobilissimi e perfetti,d a fare invidia a Principi Reali?".
"Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervellache staje malato ancora e' fantasia?...'
A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.
'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo, trasenno stu canciello ha fatt'o puntoc'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò, stamme a ssenti...nun fa''o restivo,suppuorteme vicino-che te 'mporta?

Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"